Comuni toscani chiedono non solo la previsione di nuovi investimenti, ma di investire fin da subito sulla spesa corrente per sostenere le famiglie in difficoltà
Un vero e proprio Piano regionale sulle politiche abitative, che non si limiti a prevedere nuovi investimenti, comunque indispensabili, ma definisca anche interventi concreti per evitare gli sfratti in corso e investa fin da subito sulla spesa corrente per sostenere le famiglie. È la richiesta che i Comuni toscani pongono con forza alla Regione Toscana attraverso la Consulta casa di Anci Toscana che si è riunita oggi a Firenze.
"Il Piano casa nazionale è clamorosamente fallito, o per lo meno al momento non ha fornito una casa in più - afferma Ylenia Zambito, assessore alle politiche abitative del comune di Pisa e coordinatrice della Consulta -. Intanto la situazione delle famiglie sta peggiorando in seguito alla crisi economica: un dato su tutti, i 7000 sfratti in Toscana in un anno, di cui l´80% per morosità. Servono interventi concreti per aiutare le famiglie sotto sfratto e occorre investire subito sulla spesa corrente per fronteggiare l´emergenza".
Per questo i Comuni toscani chiedono alla Regione di rivedere l´attuale legislazione sulla casa - ritenuta inadeguata nel fornire risposte alle problematiche che i sindaci si trovano ad affrontare - e di dotarsi, partendo dai numerosi e positivi investimenti fatti, di un vero e proprio Piano regionale che indichi alle amministrazioni comunali gli ambiti di intervento. "I sindaci sono quotidianamente coinvolti nell´individuazione di risposte ai bisognosi di casa - afferma Zambito - qualche idea ce l´hanno e sono pronti a confrontarla con la Regione".
Altra questione posta dai sindaci alla Regione è quella dell´Osservatorio regionale sulle politiche abitative: "L´Osservatorio - continua Zambito - non dovrebbe limitarsi a raccogliere dati sulla edilizia pubblica, ma dovrebbe fotografare la situazione abitativa complessiva di tutta la Regione. Se non si conoscono fino in fondo i bisogni di ogni territorio è difficile programmare la ripartizione delle risorse". I comuni chiedono quindi alla Regione di indicare ai Comuni i dati che intende richiedere attraverso lo strumento dell´Osservatorio.
Firenze: Renzi, consegna di sei nuovi alloggi edilizia residenziale pubblica La realta´ urbana delle Murate manifesta l´evolversi delle vicende urbanistiche che hanno interessato Firenze. In questa porzione di citta´ ritroviamo consistenti elementi di valenza urbana: le mura difensive, il tessuto edilizio a schiera, il percorso matrice di via Ghibellina, i grandi complessi specialistici.
Il recupero delle Murate si avvia con il Progetto Unitario, approvato dal Consiglio Comunale nel settembre 1998 che destina gli edifici a funzioni diversificate: negozi, spazi sociali, piazze pubbliche e percorsi pedonali al piano terreno; uffici e residenze pubbliche ai piani superiori. Un gruppo di tecnici di diversi uffici comunali, avvalendosi della consulenza Unesco dell´architetto Renzo Piano e coordinati dall´architetto Mario Pittalis, ha redatto il Progetto Unitario, predisponendo linee ed indirizzi ´´guida´´ per la progettazione specifica delle varie porzioni dell´ex immobile carcerario.
E´ stata cosi´ avviata un´operazione di riqualificazione che coinvolge tutto il quartiere di Santa Croce ed il centro storico in generale, con l´apertura alla citta´ di questa ´´isola´´ chiusa da sempre e inutilizzata da decenni. Le linee-guida del progetto hanno teso a una nuova fruizione di un edificio storicamente negato alle persone comuni (prima convento, poi luogo di detenzione), con l´inserimento di piu´ funzioni tipico del tessuto urbano circostante. Progettare per livelli stratificati di funzioni e´ l´assunto utilizzato per trapiantare nelle strutture dismesse la pluralita´ e la complessita´ di un centro urbano contemporaneo, ma anche l´opportunita´ per garantire al nuovo insediamento la dignita´ di un quartiere cittadino
Case, nuove regole - Ampliare sarà più facile Piano casa, terza versione e nuovi incentivi. Ieri pomeriggio il consiglio comunale, all´unanimità, ha licenziato le modifiche che rendono ancora più facile fare ´una stanza in più´ nelle abitazioni per aiutare le famiglie a ricavare mini appartamenti per i figli che si vogliono sposare o che magari vogliono andare a vivere da soli.
Le novità introdotte dalla giunta rispetto alla versione originaria del piano casa del governo, recepito inizialmente in senso restrittivo sia dalla Regione che dalla vecchia giunta, sono sostanzialmente due: adesso si potranno frazionare gli edifici allargati, mentre finora non era possibile, e le possibilità di ampliamento, sia nel caso dell´allargamento di una casa esistente che in caso di demolizione e successiva ricostruzione, sono state prorogate fino al prossimo dicembre, tremine ultimo per presentare la Dia (quindi i lavori potranno essere effettuati dopo).
E´ soprattutto la prima novità a segnare un deciso cambio di passo rispetto alle norme precedenti. Finora infatti era possibile soltanto ampliare del 20% le case o i condomini fino a 350 metri quadrati (per un massimo di 70 metri) e del 35% gli immobili destinati ad essere demoliti e poi ricostruiti, mentre adesso sarà anche possibile procedere a frazionamenti. Non è un aspetto da sottovalutare: significa ad esempio, per citare un caso pratico, che se finora una casa di 100 metri si poteva solo ampliare fino a 120 senza dividerla, ora con la nuova norma se ne potranno ottenere due distinte, magari di sessanta metri ciascuna.
Le abitazioni frazionate, poi, non potranno essere divise ulteriormente e non potranno subire cambi di destinazione d´uso per cinque anni, ma in compenso non ci sono vincoli per la tipologia dei nuovi ambienti: compatibilmente con le previsioni urbanistiche, potranno essere garage, bagni, cucine, camere, soggiorni o altro. "Si tratta di uno strumento pensato per andare incontro alle esigenze delle famiglie — sottolinea l´assessore all´urbanistica, Gianni Cenni — ma anche per ridare slancio all´economia, visto che l´edilizia pesa parecchio nel nostro sistema".
Un concetto ripreso anche da Emanuele Berselli, presidente della commissione urbanistica: "Si creerà un indotto importante, anche perché ormai i grandi interventi sono difficili, l´economia gira intorno a queste piccole cose. In più fra un mese presenteremo un piano per il recupero dei sottotetti esistenti". Ci sono poi un paio di norme per favorire l´emersione di immobili fantasma. Non è più previsto l´obbligo di accatastamento al 31 marzo 2009 delle case da ampliare (basta che lo stesso sia assolto prima della presentazione della Dia) e non è più obbligatorio che gli edifici oggetto di intervento siano dotati di un idoneo impianto di smaltimento, che ora potrà essere adeguato o realizzato durante i lavori.
Per quanto riguarda gli edifici destinabili a interventi di demolizione e ricostruzione, invece, adesso potranno essere compresi anche quelli che per il 35%, e non più il 25%, ospitano funzioni diverse da quelle residenziali. Si tratta ad esempio di immobili che al piano terra hanno fondi commerciali, che adesso potranno cambiare destinazione d´uso in seguito alla ricostruzione se previsto dagli strumenti urbanistici. Infine gli standard energetici: sono richiesti impianti all´avanguardia, ma i nuovi incentivi del piano casa sono cumulabili con l´incremento volumetrico del 5% previsto dall´allegato k per gli interventi ad alta efficienza.
Giovani: Rossi, 68 MLN per contributi assunzione e affitti Sessantotto milioni di euro per sostenere i giovani toscani, aiutandoli a trovare un lavoro e una casa lasciando la famiglia.
La giunta regionale ha approvato un pacchetto di interventi che passera´ ora all´esame del Consiglio. ´´Speriamo di avere pronti i bandi entro il 2 giugno´´, ha precisato il presidente Enrico Rossi.
In particolare la Regione investira´ 45 milioni in tre anni per il sostegno agli affitti, con finanziamenti di 150 euro al mese per chi e´ single o senza figli e di 250 per chi ha figli. La misura, ha spiegato il governatore, riguardera´ circa 15 mila giovani. Sempre per quel che riguarda la casa, la Regione dara´ la possibilita´ di abitare in un appartamento per cinque anni con affitto a ´´prezzo sociale´´ e poi di avere una agevolazione all´acquisto con un prezzo di vendita inferiore al mercato. In questo caso la stima e´ che l´intervento riguardi mille persone.
La Regione garantira´ poi incentivi alle aziende che assumono a tempo indeterminato, pieno o parziale, giovani, precari, donne sotto trenta anni, soggetti svantaggiati, disoccupato prossimi alla pensione. ´´Il contributo alle imprese - ha precisato Rossi - sara´ di circa 6.500 euro a lavoratore assunto full-time e di piu´ di tremila per ogni part time. In totale la Regione investe 8 milioni di euro, ma siamo disposti a rifinanziare il provvedimento se andra´ bene.
Contiamo che si potranno creare 2-3.000 posti di lavoro´´.
La giunta propone infine di rivedere la legge sull´imprenditoria giovanile, eliminando il vincolo agli incentivi solo per le imprese innovative ed estendendo i finanziamenti alle donne e alle persone in mobilita´ o in cassa integrazione ed elevando il limite d´eta´ da 35 a 40 anni. ´´Investiremo per questo 15 milioni di euro, moltiplicati da Fidi Toscana, finanziaria della Regione´´, ha detto Rossi, ribadendo la volonta´ di creare una ´´Fidi giovani´´.
In totale, i fondi messi a disposizione dalla Regione per il sostegno alle politiche abitative per i giovani ammontano a 75 milioni di euro in 3 anni. Per l´affitto sono previsti 45 milioni di euro in tre anni mentre altri 30 milioni di euro, afferma in una nota la Regione, saranno dedicati, in tre anni, a favorire l´acquisto della casa da parte dei giovani.
´´Ci occuppiamo, come e´ giusto, dei migranti tunisini - afferma Rossi -. Ma non ci dimentichiamo chiaramente dei toscani. I giovani poi sono un tema su cui vogliamo lavorare per l´intera legislatura: piano piano, con piu´ misure e piu´ tentativi. C´e´ un´intera generazione in Italia - prosegue il presidente - che reclama e ha bisogno della nostra attenzione: 600 mila giovani tra 18 e 30 anni. Non possiamo illuderli: il 17% della forza lavoro in Italia e´ precaria e l´unico modo per risolvere il problema del precariato e´ quello di equiparne gli oneri sociali al lavoro dipendente.
Ma non possiamo neppure stare immobili´´.
Nel complesso, il pacchetto messo a punto dalla giunta ha un valore di 98 milioni di euro.